Grazie a tutti quelli che…

Settembre 3rd, 2009

…hanno partecipato qui e fin qui e anche a chi mi ha inviato commenti fuori blog scrivendomi agli altri indirizzi.A chi ha mandato disegni e vignette e a chi ha progettato copertine alternative, in una ci sono io con lo Spic & Span in una mano e un coltello insanguinato nell’altra, vedi mio improbabile avatar. A chi ha buttato l’occhio sui contenuti ma anche a chi ha messo il naso nella scrittura come Federico che l’ha definita croccante ma, si sa, Federico è una buona forchetta, o come Monica che ha parlato di livelli di scrittura ma, si sa, chi li cerca (a volte) li trova. Ai miei studenti e ai miei lettori. A chi ha voluto “pagare” il libro versando un contributo ad A.I.M.A. , a chi l’ha fascicolato e messo accanto agli altri miei libri. Da qui al renderlo obbligatorio nelle scuole però (grazie Silvia per il tifo, ma è troppo!) ci passano due cose: la mia obiettività che non mi permetterebbe di autorizzarlo e la Gelmini che pure non darebbe l’autorizzazione, anche se non credo per ragioni di obiettività. Come promesso, aggiornerò il libro con tutti i vostri contributi e con nuovi capitoli suggeriti sia da voi sia dal tempo che passa e che porta naturalmente novità nel mondo della Rete e quindi anche nella provincia di Facebook. Durante l’estate, le brutte novità non sono state poche. Non so, per esempio quella del fidanzato che pubblica su Facebook, dopo due anni dalla fine di una relazione, le foto a seno nudo della ragazza che lo ha lasciato e che oggi decide di farsi suora. O quella dei programmi Photo Stalker e Segugio, i cui nomi sono già un programma, che servono per aggirare la privacy e sbirciare le foto degli utenti di Facebook senza doverne prima chiedere l’amicizia. Dice e FA bene Francesca: giù le mani dagli angoli di casa (sua)! Ci vuole qualcuno che spezzi i tentacoli di questa gigantesca macchina fotografica. In quanto all’assenza di contenuti, che deprime anche me ma non solo in Rete, te la buttò lì Asterione. Forse ha davvero ragione chi dubita che i mezzi esistano ancora? O forse è possibile che sia proprio in questa abbondanza di mezzi che i contenuti stiano lentamente andando a farsi benedire? Non so, ma so che non è di rughe che li potremo riempire. Per fortuna durante l’estate, nemmeno le belle novità sono state poche. Oltre ai bei cieli, alle belle montagne e ai bei mari naturalmente, c’è stato che mi avete letto, mi avete scritto, mi avete suggerito nuovi punti di vista. Quello della madre che abbandona il figlio e che dopo anni gli chiede l’amicizia su Facebook mi richiede una presa di distanza che al momento non ho, ma appena la raggiungo ne faccio un capitolo, me lo sento, grazie per il pizzicotto Monica. Se nel frattempo qualcuno ha qualche suggerimento… Giusto per rimanere in tema di mamma, sai mammaccattiva, io penso che tu ci abbia messo tempo per “assaggiarla” “annusarla”, “immaginarla”, “aspettarla”, “approfondirla” l’amicizia. Definirla diventa un dettaglio, dopo. O no? Solo per riprendere il filo. A presto, per scriverci e leggerci ancora. ross

No, non sono su Facebook

Luglio 17th, 2009

E se il posto migliore per un libro che parla di rete, è la rete, che rete sia fino in fondo. Dopo la lettura, ti propongo la scrittura.

Puoi scrivere i tuoi commenti, le tue critiche, quel che tu hai pensato e io invece no, quel che si potrebbe aggiungere ancora sull’argomento e sulle sue implicazioni. Naturalmente scriverò anch’io, aggiornando il libro, come l’argomento stesso impone.

Eccomi

Giugno 26th, 2008

Prima o poi doveva succedere, sì, voglio dire doveva succedere che quell’angelo del grafico (tale Dario Colbacchini, un grafico con le ali) mi dicesse sei in onda. Il bello viene adesso perché, per quanto io creda alle magie, questa qui mi sembra proprio grossa: una finestra per scrivere che diventa un salotto per parlare. Mi fa uno strano effetto fare io la battuta di inizio gioco, parlare per prima fuori da una lezione con i ragazzi o dalla presentazione di un progetto di lavoro, ma è un effetto che mi piace. Lo collocherei tra l’inventiva e il coraggio, tra la paura di dire la mia e la voglia di sentire la vostra, o è la voglia di dire la mia e la paura di sentire la vostra? Facciamo che è tutte e due, come è parlare, come è scrivere, come è… vabbè, ci siamo capiti. Mi fermo prima di diventare un bacioperugina, e lancio la mia palla. E’ un libro. Si intitola Firmino. Vorrei averlo scritto io. Meno male che almeno l’ho letto. Parla di un topo che si salva la vita mangiando libri, e che quando “è costretto” dalla sua natura e dalle condizioni difficili a mangiare avanzi putridi o lattughe marce “gli sanno” di Proust e dintorni. Al cuore e all’olfatto gli sanno di Proust, sì insomma all’anima e al palato. Vabbè, come prima palla un topo fa un po’ impressione, lo so, ma se non avessi parlato di lui avrei comunque parlato di un animale, uno da palcoscenico, Springsteen. L’ho visto ieri sera in concerto, non mi sono ancora ripresa dalla sua contagiosa follia.